“Memoria – Bosco Martese 1943”: le anime della resistenza teramana rivivono nella natura del Ceppo
di Drammateatro, 27 giugno 2025
regia di Claudio Di Scanno
Con Susanna Costaglione, Prisca Lazzarini, Beatrice Libbi, Lorenzo Maieron, Francesco Leonardo Marchionne.

È un dibattersi di anime implacate, ridestate dall’urgenza di comunicare la crudeltà del loro martirio, nel luogo stesso che fu teatro della resistenza teramana, nella prima battaglia in campo aperto tra partigiani e nazisti. Qui, avvolti da un’atmosfera sacra, fatta di raccoglimento, suggestione e silenzio, cinque attori, quattro dei quali giovanissimi, provenienti dai corsi di teatro della compagnia, rievocano il sacrificio di quelle giovani vite.
L’incipit dello spettacolo è rituale: il pubblico, infatti, è stato invitato a raccogliersi nel piazzale del Ceppo, per essere introdotto, dopo un lungo tratto a piedi, al luogo della rappresentazione. Nell’oscurità della faggeta si procede silenziosamente in una processione laica, l’unico conforto è il chiarore del cielo che penetra tra i tronchi possenti.
Una volta giunti, si viene accolti da grida scomposte e parole urlate, come di presenze risvegliate da un’urgenza, feroce, di farsi udire e di rappresentare eventi la cui memoria sembra promani dalla terra e dalla pregnanza del luogo. Dopo tale prologo scomposto e furente, il pubblico viene invitato a prendere posto in una piccola platea semicircolare ricavata dinnanzi al mausoleo che la città di Teramo ha eretto in ricordo dei suoi caduti.
Sul proscenio stanno i personaggi, una donna (Susanna Costaglione) in abiti d’oggi, di colore bianco, come tutti gli altri, ad evocare un’impressione di purezza e incorporeità, infonde movimento alla ruota di un filatoio, (il mito, la storia, nel suo ineluttabile riproporsi), con una bacchetta a cui è legato un filo rosso. La stessa attrice incarna le funzioni del coro, di commento all’azione, proprie della tragedia sofoclea, che il regista, Claudio Di Scanno, ha inserito nella drammaturgia.
Il ritmo dello spettacolo è serrato e scandito dagli interventi sonori di una fisarmonica, che accompagnano l’azione per tutta la durata dello spettacolo. La recitazione assume spesso coloriture grottesche, eccessi isterici e parossistici con cui quelle anime inquiete ripresentano le loro sofferenze e le loro morti ingiuste e violente.
Alle cronache della Martese si intrecciano sovente dei richiami alla contemporaneità. Il dialogo tra due sorelle, che prima attendono il ritorno del fratello e poi anelano a raccoglierne il cadavere per dargli finalmente sepoltura, è un’acme dello spettacolo in cui la regia innesta il dialogo sofocleo di Antigone ed Ismene con la volontà pietosa e ribelle della prima di dare sepoltura al fratello Polinice, ucciso dal tiranno Creonte.
Dalla musica ai versi, dallo schioccare di lingue ai rumori percussivi di sottofondo, la messinscena crea una dimensione sonora totale e, sul finale, omaggia anche l’Antigone del Living Theatre: giacché gli attori, raccolti sul proscenio, fanno insistentemente e vigorosamente risuonare delle suole di scarpe rosse.
L’applauso arriva, liberatorio, anche se si vorrebbe restare in silenzio. Si esce dal bosco in solitudine, attraversando il buio, che ora si è fatto più denso.
