Alla ricerca dell’essenza dei luoghi. Il Gran Sasso inedito di Maurizio Anselmi

Maurizio Anselmi

Distillato di un incessante esercizio dello sguardo e di una mai interrotta stagione di scatti con protagonista il Gran Sasso, è uscito, per De Siena editore, il libro fotografico “Gran Sasso d’Italia, l’essenza dei luoghi” di Maurizio Anselmi,  accompagnato, nella sua città, Teramo, da una mostra fotografica a cura dell’associazione Big Match. Il volume, che ha i testi di Sandro Galantini e la prefazione di Stefano Ardito,  nei prossimi giorni sarà presentato all’Aquila nella sede del CAI.

Con l’elemento più iconico d’Abruzzo Anselmi ha intessuto un dialogo intimo e costante, ultimamente quasi una lode recitata quotidianamente (“oggi era così”, ha pubblicato per mesi sulla sua pagina facebook, riferendosi al gigante di pietra). Per sua stessa ammissione, si è trattato di un ritorno alle origini, di un raccogliersi intorno a questo interesse primigenio e insistito per gli ambienti aspri e solenni che custodisce il tetto degli Appennini.

“Gran Sasso d’Italia, l’essenza dei luoghi”

Il volume ci consegna una traduzione lirica di questa relazione, fatta di poetici contrasti, contemplazione ed illuminazione in attimi irripetibili, per luce, condizioni, ombre, che trasformano la visione di paesaggi noti e lungamente frequentati in un’esperienza metafisica. Una visione in qualche modo complementare ad altre significative proposte in passato poiché interessata a cogliere una dimensione di assoluto, ben oltre l’immediatezza emotiva del colore. Si tratta, infatti, anche nelle intenzioni, di “un racconto” per immagini,  dei luoghi ancorché del paesaggio, “perché essi sono, per  me – come dichiara – i segni di un rapporto, di un’interazione”.

Accanto alla verticalità delle rocce che si stagliano come guglie di cattedrali di pietra su cieli bianchi e rarefatti, le praterie brumose lambite dal vento, l’immobile riflesso dei laghetti alpini, le faggete imbiancate, le fiumare e le dolci linee del “piccolo Tibet”, una parte del volume interpreta anche le opere dell’uomo che con la montagna ha intessuto un legame antico ed eroico.

Per diversi anni Anselmi è stato il fotografo ufficiale del Parco del Gran Sasso e le sue immagini ancora lo raccontano copiosamente. Vi era ritornato alcuni anni fa per un reportage declinato sui volti e sulla quotidianità delle comunità che sul Gran Sasso mantengono viva la tradizione pastorale. Una fase testimoniata dall’interessante e coinvolgente serie  “Ritratti di pastori” pubblicata dallo “Hasselblad Bulletin” con il titolo “The People Behind the Landscape” (“ Qui i soggetti stessi – scriveva Maxi Schumacher nel suo intervento critico – sono diventati il paesaggio, con la loro storia e cultura scritta sui loro corpi”). Poi venne il fotoservizio “Se l’Abruzzo sembra il Tibet”, che fu record di visualizzazioni sul Corriere.it e che fu anche riproposto da Maurizio Crozza nel suo noto programma televisivo.

Oggi, nel raffinato bianco nero di un elegante volume, Anselmi presenta il frutto del lavoro paziente ed ispirato con cui ha osservato la sacra ed immota bellezza degli ambienti del Gran Sasso, alla ricerca di un’essenza da condividere come in un viaggio nella trascendenza.

Grazia Felli

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